Boffologia estiva con derìva (del tradizionalismo cattolico)

Della vicenda di Dino Boffo, direttore di Avvenire, in particolare del caso di molestie di cui ha dato notizia il Giornale, non mi sembra ci sia bisogno di usare le formule giornalistiche per qualcosa che deve venire ancora, o di uno scandalo che sta per scoppiare, perché è già avvenuto. Spetta alla magistratura, e alla verità dei fatti, che dovrebbero essere appurati
senza ombra di dubbio, fare chiarezza sull’episodio contestato.

Come alcuni hanno notato, ne aveva parlato anche Mario Adinolfi nel 2005. Il problema, forse, è di chi sapeva, di cosa sapeva e del perché ha taciuto.. Si sa anche che Boffo aveva criticato più volte il Governo. A quanto pare Bertone, segretario di Stato vaticano, uomo d’istinto e poco incline alla diplomazia, ha annullato la cena della Perdonanza con Berlusconi il giorno stesso che è uscito lo “scoop” sul Giornale (il quotidiano è di proprietà del fratello Paolo), e pare che il giorno dopo Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale (ente editore dell’Avvenire), non l’abbia presa bene. Ma questi possono sembrare dispettucci ed ipocrisie su cui interessa relativamente poco soffermarsi.

Trovo al tal proposito sagge le parole di un prudente Luigi Accattoli dal suo blog:

Spero [che Boffo] chiarisca presto, a mio parere prima lo farà e meglio sarà. Ma
sono convinto anche che egli possa chiarire. Della condanna e del
patteggiamento si sapeva da tempo e non solo per sussurri: ne avevano
scritto “Notizie radicali” e “Panorama”, per non dire di quanto si
poteva trovare nella Rete.
Egli avrebbe ammesso – patteggiando – di aver trasceso verbalmente con
una donna che stava esercitando un pressing telefonico e di anticamera
su di lui in quanto direttore di Avvenire per non so quale obiettivo,
ma non attinente alla sfera sessuale.

Invito a leggere il suo post per intero.

Di qualcos’altro mi sembra si possa parlare un po’ più ampiamente.

Innanzitutto qualcosa su Feltri posso dirla senza problemi: non mi è mai piaciuto, nè il suo tono ferocemente scandalistico nè il suo atteggiamento da forcaiolo moralizzatore. Lui probabilmente direbbe molti nemici molto onore e andrebbe avanti. Amen. D’altronde io non leggevo Libero, nè leggo il Giornale, e quindi contro-amen.

Come cattolico, poi, qualcosa di più sul Boffo-pensiero mi sento di dirla. Boffo non è esattamente il tipo di direttore di giornale cattolico che io, come cattolico “qualunque”, avrei in mente. Il silenzio di oggi sul blog di Andrea Tornielli, noto vaticanista del Giornale, fa più rumore dello “scoop” di Feltri. Ma di più ancora, per me, conta l’opinione di un giornalista cattolico come Stefano Lorenzetto che in un articolo del 2006, ed anche quand’è citato da Sandro Magister, altro noto vaticanista questa volta dell’Espresso, esprime un quadro tutt’altro che entusiasta…

In effetti, nelle contraddizioni che questo episodio ha scatenato, mi sembra di poter cogliere due elementi:  uno più noto, l’altro in qualche modo più nuovo. Quello noto è la complicità del mondo giornalistico e delle alte sfere direttoriali, che riguarda molte vicende che si intrecciano nel panorama politico e culturale italiano.

L’ elemento “nuovo”, invece, è l’avanzata di un fronte tradizionalista che erige prontamente e quotidianamente il muro fortificato di difesa e d’attacco da parte di una piccola ma agguerrita schiera di fedeli della Chiesa, che fanno parte a buon titolo di quelli che chiamo “ultrafanatici”. Per dirne una, poche ore dopo l’attacco di Feltri che era uscito sul Giornale, su Facebook ho ricevuto inviti a “santificare” Boffo testimoniando la mia completa adesione e sostegno al direttore, da parte di uno di questi gruppi. Santificazione che mi sono ben guardato dal fare, non conoscendo ancora i fatti o almeno qualche certezza sulla quale esprimere una posizione.

In un discorso più generale, mi sembra che in tempi di crisi della fede (oltre che delle ideologie…), quelli che un tempo erano i cd. “giusti” – gli intransigenti verso il tradimento dei princìpi del cattolicesimo – si sono oggi trasformati in una flangia estremista che spesso fa dell’intolleranza e dell’attacco verbale il proprio codice distintivo. Compatti, uniti e cross-referenziali, si chiamano fra loro continuamente. Mi ricordano alcune blogstar della blogosfera della prima ora, ma in peggio.

Alcuni di questi si ergono a difensori della “tradizione cristiana” (sic), riferendosi a qualcosa che va sempre più indietro negli anni e nei secoli: non accettano o criticano aspramente il Concilio Vaticano II, seguono la Messa in latino (con tanto di blog e siti dedicati), citano autori e paladini del cattolicesimo più rigido e di destra, svuotano ogni innovazione, ogni cambiamento del rito e la bollano come un’eresia, senza neanche cercare di comprenderne il significato. Abiti tradizionali e riti pre-riforma diventano più importanti di qualsiasi valore o principio, e soprattutto sostanza: si passa sopra a tutto purché sia rispettato il rito e la tradizione.

Nel Vangelo si mette in guardia:

Ed Egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini’. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini” (Mc 7,6)

Questi gruppi tradizionalisti fanno proseliti sempre più numerosi, in particolare tra i giovani in cerca di sicurezze e di quella moralità, che nella società di oggi fa un pochino (un po’ tanto) difetto. Alcuni di loro, in rete, si autoproclamano rappresentanti della “gioventù cristiana”. Trovano accoglienza tra i sacerdoti desiderosi di incontrare una fede tradizionalista, si fanno promotori di iniziative anche valide, ma sempre con toni da battaglia, da crociata moderna, contro tutto e tutti. Eliminano commenti, censurano chi non la pensa come loro, creano siti dai nomi altisonanti, fondano gruppi Facebook sostenendo Benedetto XVI, la fede cattolica “tradizionale”, ma nel contempo sferrano attacchi concentrici verso chi non si adegua al loro pensiero. Creano mondi autoreferenziali in difesa dell’ortodossia più radicale.

Costoro dimenticano che il dialogo, fonte prima della tradizione cristiana, è il tassello della comunità cattolica, specialmente nell’era della comunicazione. Dimenticando questo, si propongono come un innocuo gruppo di interesse, ma occupano lo spazio online dei cattolici che ricercano invece i sani riferimenti della tradizione spirituale, nella vita cristiana di ogni giorno, offrendo in cambio una versione senza contraddittorio, ergendosi ad unici e validi defensor fidei in salsa Web.

Tutti questi neo tradizionalisti non fanno altro che rispondere come il cardinale Rivarola al fratacchione Alberto Sordi nel Film (anticlericale) “Nell’anno del Signore” di Gigi Magni:

“Noi siamo sempre dalla parte giusta”.
“Pure quando sbagliamo?”.
“Soprattutto quando sbagliamo”.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Aggiornamenti

Giovedì 3 settembre, alle ore 14, è stata data notizie delle dimissioni di Boffo dall’Avvenire che sono state accettate dal card. Angelo Bagnasco.

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