Joe Biden, il ragazzo che ha vinto

La fine di un incubo, durato 4 anni, e insieme l’inizio di una nuova speranza. Un incubo che ha portato l’America sull’orlio di una gigantesca crisi di nervi, anzi l’ha portata volutamente, aumentando a dismisura la polarizzazione ed esacerbando gli animi, dividendo e mettendo gli uni contro gli altri.

Il tweet di Davide Piacenza, che ha seguito le elezioni USA per la rivista Wired

Una presidenza combattuta tutta a colpi di tweet, anche quando la sconfitta era evidente e Trump si rifiutava di ammetterlo (e continuerà a farlo anche giorni e settimane dopo le elezioni, vedi sotto), provocando la ripetuta e necessaria azione di Twitter nel “bollinare” i tweet del presidente come falsi o contenenti informazioni smentite dai dati ufficiali.

Sono le stesse persone adesso a essere felici, forse anche inconsciamente, per l’uscita di una fase così tragica della loro storia. per La cosa più bella da vedere in queste ore, infatti, sono gli americani in festa. La cosa più bella da leggere sono i tanti, tantissimi tweet di tutti i presidenti, sindaci, premier e responsabili del mondo democratico che si congratulano con Biden usando parole di sollievo, speranza, gioia. Gli stati come Arizona, Georgia, Pennsylvania, “swing state” che alla fine hanno decretato la sua vittoria, tra cui il suo paese natale, dove Trump ha perso.

Joe Biden won the USA election in 2020. That's really the end of a  nightmare.
The New York Times homepage at the pivotal moment on November, 7th afternoon.

La cosa più inquietante? Coloro che gridano al complotto indossando un giubbotto antiproiettile e imbracciando un’arma, o bandiere pseudonaziste, le milizie di estrema destra pro Trump armate e pronte allo scontro. Chi come me studia i cluster della destra degradata, americana e non solo, cospirazionista, complottista, rabbiosa sa che questa polarizzazione violenta spesso provocata ad arte è un processo che dura da anni, e sarà molto complicato, difficile, delicato, lungo invertirlo.

La vera sfida inizia adesso: ricucire un paese devastato da uno pericoloso razzista che ha fomentato le pulsioni di estrema destra spaccando tutto e tutti, bypassando la parte conservatrice e moderata del partito repubblicano, e solleticando i più pericolosi teoremi complottisti grazie anche all’opera di un altro teorico dell’estremismo quale Steve Bannon, quello che recentemente ha chiesto di tagliare la testa al capo dell’FBI: cattolico, peraltro.

Così come cattolici e cristiani i molti che hanno palesato le loro simpatie, quando non l’aperto appoggio a Trump. Il mio affettuoso pensiero va anche a loro, che fino a qualche settimana fa vaticinavano la vittoria di Trump, magari perché “difendeva i valori cattolici”. Sinceramente, ma avete idea di quello che state dicendo?

Infine, due parole su chi è Joe Biden. Forse non sarà il migliore del mondo, ma è una persona umile, un cattolico adulto (con tutti i distinguo del caso), un uomo dalla vita straordinaria: è cresciuto vivendo del proprio lavoro anche attraverso impieghi umili e vittorie inaspettate, che ha sperimentato lutti gravi e molto dolorosi, e che è stato scelto vicepresidente da un Obama lungimirante come sempre (definito “un leone” dallo stesso ex presidente), uno che si è guadagnato davvero sul campo i suoi ‘galloni’. Che ha sempre dichiarato tutto ed era quello che guadagnava di meno come senatore (anzi no: c’era uno che dichiarava meno lui: era Trump, il mentitore seriale).

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Trump che accetta con maturità la sconfitta.

Un Biden che ci ha dato anche la più bella lezione della vita: non arrendersi mai. Su questo vi consiglio la lettura del solito Francesco Costa sul «Post», che, questa volta, è stato più prudente di quattro anni fa quando scriveva “No, ma la Clinton sta vincendo, tranquilli”…

🔗 Da leggere: 12 cose che forse non sapete su Joe Biden (Il Post, 9 novembre 2020)

SUPPLEMENTO

(alcuni tweet di Trump al 30/11/2020)

Anche settimane dopo, ancora Trump mina l’autorità federale e non ammette che ha vinto il suo sfidante. La transizione è partita, molto in sordina, e nonostante tutto, l’accettazione del risultato procede in modo vergognoso: ancora il 30 novembre i tweet sono questi (“We all know Trump won this election” è la cosa che mi affascina di più, per me che studio le narrazioni… sul serio).

Oltre ai suoi soliti tweet, Trump riprende moltissime tesi complottiste, senza sosta

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