Luciano Giustini ragionamenti a lettere..

Ragazza conturbante

E così ieri, finalmente, sono andato a vedere “La ragazza con l’orecchino di perla“, forte della benaugurante premessa delle opinioni sullo sviluppo, in chiave cinematografica, del libro della Chevalier sul (quadro di) Vermeer. Sviluppo che, anticipo subito, mi sembra sia riuscito oltre le più rosee aspettative.
Partiamo dalla ricostruzione e dalla raffigurazione storica, che sono perfette. La Delft del ‘600 è lì, per le scene e per tutta una serie di particolari, la cura dei quali è, spesso, il discrimine tra un film storico riuscito e uno no. La fotografia e la cura storica, l’attenzione per le frasi, le movenze, i tratti, fanno effettivamente sì che lo spettatore “viva” dentro lo spaccato storico e ne colga gli aspetti più intrinseci: il risultato è quanto meno affacinante, visivamente quanto emotivamente. Sugli aspetti tecnici storiografici, c’è chi saprà senz’altro dirvi più di me, che non sono uno storico. Passo dunque subito a temi a me più cari..
Come non innamorarsi della splendida Griet? Scarlett Johansson, oltre che bellissima, è bravissima come attrice, nella intepretazione intensa che esprime. Durante la proiezione si soffre con lei, si partecipa con lei, si vive con lei. La tensione è presente in tutto il film, la lama che penetra i suoi sentimenti e le sue paure è forte ma nessuna parola viene detta, mai. La protagonista vive con lo sguardo, e nello sguardo dello spettatore si riverbera, come in un quadro. Lo sguardo E’ il tema del film, come lo è del quadro e dell’opera del pittore fiammingo.
Ed ecco l’altro aspetto sublime: ogni fotogramma, ogni posizione, ogni scena è un quadro di Vermeer. La scelta tecnica delle luci, dei colori, della fotografia è eccezionale e anche se non sono un esperto, l’impianto del film è concepito come un unico gigantesco omaggio all’opera del pittore in modo così intenso che sembra di vivere nei suoi quadri, in una forma ineccepibile, eppure calda, presente.
Insomma, tecnicamente e storicamente perfetto, ma mai banale nè “freddo”: un connubio difficile che gli autori sono invece riusciti a comporre nel migliore dei modi. Mi viene in mente il paragone con un’altra ricostruzione storica vicina, che in tv è passata poche settimane fa: i Promessi sposi. Ma lì tanto è assente il “gioco” di sguardi nei due protagonisti Renzo e Lucia, e in lei è addirittura tendente all’espressività del frigorifero, tanto in “La ragazza” il componimento di sguardi è invece vivo e pregno di significati, in ogni inquadratura. Merito dei protagonisti, senza dubbio, in primis della Johanssonn, ma anche del regista, un Peter Webber alle prime fortunate esperienze con la macchina da presa. Forse l’unico che abbassa il “tono” generale delle prove di attore, è il protagonista, Colin Firth, laddove il suo sguardo in questa prova, più che vivo è fisso. Peccato, ma questo non svilisce di molto l’insieme.
Infine, la protagonista volutamente principale è lei, “la fanciulla con turbante” alias la ragazza con l’orecchino di perla: il quadro è il capolavoro che conosciamo, che qui esce da una storia di sguardi e di passioni appena accennate eppure violentissime, splendido “sottofondo” ad una storia d’amore incompiuta..
E nel rispetto delle convenzioni sociali, in una Delft calvinista con minoranza cattolica, della quale Vermeer faceva parte, il finale non può che essere a quasi-lieto fine: l’amore e/o la famiglia, vincono sempre (non posso svelare troppo il finale, quindi basta così). Insomma non un capolavoro ma gradevole, da tutti i punti di vista, e da consigliare.
Il film termina con la scena finale del quadro: l’inquietante rassomiglianza con la protagonista è evidente.
Addio, Scarlett. Domani è un altro giorno (ma questo era un altro film…).


Link

  • “La ragazza con l’orecchino di perla”
  • Scarlett Johansson
  • Intervista a Peter Webber e Colin Firth
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