Caro Silvio, son Casini | Luciano Giustini

Caro Silvio, son Casini


 

«In Silvio io ormai non ho fiducia», dice - schiettamente? - Pierferdy.

«Non ci credevo più. Non credevo più a Berlusconi. Non credo più che possa essere utile all'Italia». Pier Ferdinando Casini è appena sbarcato a Fiumicino. Quattro ore fa, a Mestre, ha rotto un'alleanza durata quattordici anni, un rapporto pressoché quotidiano con l'uomo più potente d'Italia. «Nessun livore, però. Nessuna mala parola. Ho letto ricostruzioni fantascientifiche delle mie telefonate con Berlusconi. Non è andata così. Abbiamo parlato con calma. Ci siamo salutati: "Auguri"; "Auguri". Poi ci siamo lasciati». Ora Casini riceverà solidarietà inattese -- «mi sta chiamando una marea di gente» --, ma anche dure critiche. La prima: l'ingratitudine per l'uomo che, come non ha mancato di ricordargli lui stesso, nel '94 lo accolse nelle sue liste. «Ma la situazione è completamente diversa. Allora pensavo che Berlusconi potesse fare cose buone per il Paese». (...)

(fonte: Corriere.it 17 febbraio 2008)

Bene. Sono d'accordo con lui.
Resta da vedere:

a) Se queste parole dureranno anche dopo il voto
b) Quanti voti guadagnerà o perderà così l'UDC
c) La Rosa bianca, un neo-partito che intercetta i moderati cattolici, che farà?

E infine, i cattolici, questa massa molto eterogenea, l'ha capito qualcuno che dei due poli si sono stufati? Non credo veramente al bipolarismo all'italiana, per gli stessi motivi che Leonardo tenta di spiegare da mesi, se non da anni: non siamo un popolo che può avere due (soltanto) macroaggregazioni. Siamo spezzettati, litigiosi, infinitesimali, individualisti. Eppoi però ci piacciono le semplificazioni, dunque il centro-sinistra e il centro-destra, che però non risolvono nulla: l'uno cambia le cose che fa l'altro. Anche questa è una semplificazione, ma serve a rendere l'idea. Per il resto, a parte mettere subito le persone di fiducia nei posti che contano, tappare i buchi di bilancio, riuscire a non essere divorati dal gigantesco debito pubblico, soddisfare gli interessi clientelari, nessun problema viene risolto, nessun nodo affrontato seriamente. E allora?

A mio avviso, servono tre aggregazioni: una a destra, una a sinistra, ed un centro moderato che riequilibra le spinte centrifughe. In entrambi gli schieramenti, infatti, ci sono gli estremisti, un elemento reale, non una parola vuota. Sono quelli che amano lo scontro (verbale o fisico) e che vogliono cambiare le cose secondo una personale ideologia. Agli estremisti può fare però da contrappeso il centro: è un principio logico. A patto che il centro faccia il suo dovere di ago della bilancia, e che non si lasci sedurre da questa o quella sirena ogni volta composta di poltrone, di facili vittorie, di comodi dialoghi. Tale centro riprenderebbe i voti dei cattolici veri (cioè quelli che prendono decisioni e fanno scelte), che in Italia sono molti di meno di quelli che si dichiarano tali "per cultura" o per comodo.

La via di un centro moderato cattolico "puro" è percorribile, ma è una via stretta, impervia, e difficile. Proprio quello dovrebbe essere il sentiero giusto per ogni cattolico, peraltro.

Temo che rimarrà inattuato ancora per molto tempo a venire, nella politica italiana, un tale principio. Ma quello di Casini (& Co.), anche si incompleto e probabilmente imposto, è già un primo piccolo, timidissimo passo nella direzione giusta.


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Laureato in Ingegneria informatica e in Scienze dell'Informazione e Comunicazione (LM-19), mi occupo di processi digitali sui social media. Insegno in percorsi di approfondimento in Comunicazione e nuovi media all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e all'Università di Tor Vergata. Ho fondato la rivista telematica Beta e l'agenzia di notizie IT News, sono stato technology visionary in TEDxViadellaConciliazione, e faccio consulenza con LG Studio.
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