Luciano Giustini

Quella ricerca di senso (dalla psicologia al coaching e ritorno)

 

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"The state of your life is nothing more than a reflection of the state of your mind."
─ Wayne W. Dyer

 

Meridiano dello stomaco.

Avevo sentito questo termine da un conferenziere famoso. Mi aveva colpito una frase: "Se a una persona togli un dolore al ginocchio, magari puoi fargli peggio; metti che ha un problema col meridiano dello stomaco e gli sale a livello gastrico". Questa parola fa scattare subito la mia attenzione. Così ho cercato qualche riferimento web, e ho trovato una pagina interessante dove spiega cos'è questo meridiano e quali problemi può causare. Ma dopo aver letto, ho visto la biografia della persona che scriveva questo sito, e non mi ha rassicurato. E anche alcune persone, anzi molte persone con cui sono entrato in contatto in quest'ultimo periodo hanno questa cosa in comune: credono in qualcosa che va oltre le mie conoscenze medie. Così ho cercato di capirne di più.

*    *    *

Da alcuni anni si stanno sviluppando tutta una serie di figure professionali - ben consce che la ricerca di senso è alla base dell'agire umano - che aggirano il problema della motivazione dandone una connotazione diversa. Sono gli stessi psicologi, che spostano il discorso dalla ricerca di senso alla ricerca di una tecnica, o una metodologia efficace. Alla base di questo filone di pensiero - banalizzando - c'è una constatazione, ovvero che il cognitivismo classico che per tanti anni ci ha accompagnato nella ricerca di senso, analizzando la storia, il vissuto emotivo, il padre, la madre, la nonna, i fratelli, l'attaccamento e tutto quello che ha caratterizzato il passato della persona - spesso non risolve il problema. O per meglio dire, la persona riesce ad avere un quadro del proprio passato ma non cambia, capisce qualcosa di sé ma non modifica il suo agire, o non lo modifica abbastanza. In altri termini capire non porta automaticamente al cambiare, come invece si riteneva accadesse nei casi ben formati di psicanalisi.

Quindi si è spostata l'attenzione sull'obiettivo: è quello di ottenere dalla persona dei risultati, non importa quale passato abbia generato i traumi o i disturbi. Quelli ci sono, ma non è tanto importante analizzarli e capirli, quanto averne coscienza e poi guardare avanti, gettarseli dietro le spalle. Non dargli cioè quella connotazione deterministica che invece la psicoterapia canonica fa, cioè il perché agiamo. Sapere perché si ripete uno stesso errore o comportamento, toglie il problema? Molto spesso no, appunto. E allora, sulla base di un certo fallimento notato dall'approccio classico, arriva il nuovo approccio. Che dice, "il tuo problema è un blocco? Non mi interessa tanto far risalire a livello cosciente tutti i motivi che hanno portato al blocco stesso, ma rimuoverlo il prima possibile".

E il cardine di questa metodologia si basa su due elementi: uno è il fare, inteso come l'agire individuando degli obiettivi precisi, avendo una mission, e non fermandosi a ragionare sul Sé ma ribaltando l'esperienza: agire in direzioni nuove e diverse. Il secondo è poi essere efficienti ed efficaci. E' l'efficienza quello che conta, con l'efficienza e la metodologia superiamo le nostre debolezze, le nostre limitazioni e soprattutto, troviamo un senso. Il senso di quello che si fa arriverà dopo, dopo aver agito, non prima. L'azione darà sviluppo compiuto alla motivazione stessa e non viceversa.

Difficile per chi ha una formazione come la mia, credere totalmente in qualcosa del genere. Ho un certo intuito per le cose poco...convincenti e soprattutto coltivo il dubbio, sapendo che la motivazione interiore è quella molla fondamentale che mi spinge verso l'azione molto più di quanto l'azione stessa potrà mai ottenere, anche se soddisfacente e perfezionata. Tuttavia, chi è appassionato di queste metodologie, e ne ho conosciuti alcuni in questi anni, si fida cecamente e le applica con perizia, mettendole in pratica e ottenendo risultati.  La scuola più famosa è senza dubbio quella della terapia breve strategica fondata in Italia da Giorgio Nardone sulla base delle intuizioni di Paul Watzlawick, ma non è certamente la sola. Sono nati decine di corsi, sulla scia del successo di questo metodo nel mondo anglosassone (sempre all'inseguimento dell'efficienza) cercando di armonizzarlo con il nostro ambito europeo (costantemente alla ricerca di senso).

Parallelamente, però, a partire da questi nuovi approcci psicoanalitici si sono innestate le ben più numerose e variegate scuole di coaching, counseling e mentorship che sono ormai una realtà consolidata, diffusasi in Italia e in Europa a macchia d'olio e suddivisibili, grossolanamente, tra life coach (per lo sviluppo personale), coaching aziendale (in genere il più remunerativo), e coaching di gruppo, per tutte le età. E qui, si entra decisamente in un campo meno rigoroso o quantomeno sperimentale e talvolta ci si orienta un po' a vista.

*    *    *

La crescita personale e altri racconti meravigliosi

Ora, la terminologia nata in questo ambito è tra le più disparate: si va dal Neuromarketing allo Yoga della risata, dalla Crescita Evolutiva alla classica PNL (programmazione neuro linguistica), dalla Neurosemantica alla famigerata Legge dell'Attrazione, passando per il Performance coach, al Metodo RQI, e via via per una pletora di neoparole si arriva velocemente al nocciolo della questione: conoscere il "segreto dell'auto-star-bene", cioè la famosa crescita personale (non farò nomi, basta cercare per trovare centinaia di siti e di corsi sull'argomento). Questa corrente di pensiero ha il famoso mantra che molti probabilmente hanno già sentito: pensa positivo, e attirerai energia positiva. E' la fisica quantistica che ce lo conferma! (Eh?). Siamo tutti uno, siamo una cosa sola con la terra, l'universo. Guerriero della pace, dello spirito, della luce, della terra....assortito...

A parte i costi, che per ora mettiamo da parte ma su cui ci sarebbe da fare una ricerca interessante, la parola d'ordine comunque è miglioramento personale. Non più i pilastri della psicologia classica (capirsi, conoscersi, accettarsi, e così via a seconda della scuola psicanalitica - e ce ne sono 25, più 45 modelli psicodinamici, ognuno con metodi diversi), ma evolversi verso un "livello superiore" con il raggiungimento di maggiore efficienza e wellness. Sui social network c'è un fiorire di iniziative del genere e ognuno sgomita per avere un posto al sole in questo ambito in crescita, anche se i nomi che hanno "sfondato" da noi sono pochi. Sono perlopiù formatori, psicologi, ex attori, ex sportivi, o persone che per qualche motivo hanno avuto successo nella vita, hanno imparato a comunicarlo bene, e si sentono pronte a spiegare come affrontare la vita e ottenere risultati comparabili.

Facendo piccoli sforzi, di postura, di respirazione, di movimento, di atteggiamento, di pensiero, di spirito, di fiducia, e di tutto quello che si può elencare in un eccetera autogeno, si raggiunge il desiderato miglioramento personale. E centinaia di migliaia di commenti di persone entusiaste e grate sembrano stare lì a confermare che la cosa funzioni: si sentono migliorate, si sentono più efficienti, più consapevoli. Probabilmente lo sono.

Si arriva all'altro mantra di questa scuola di pensiero che, come detto, è l'efficienza, e qui c'è un famoso guru che è David Allen con il suo il metodo GTD (Getting things done), su cui ha clostruito un impero milionario fatto di consulenze, di libri e perfino di talk su TED. Ho comprato il suo libro, sono iscritto alla sua newsletter, e sono un suo fan anche solo per l'energia che infonde per cercare di rendere migliore la vita degli altri. Tuttavia, non ho mai trovato nulla che non avessi già in qualche modo individuato io stesso per risolvere i piccoli grandi problemi dell'organizzazione personale (ma io sono un ingegnere, e questo forse influenza la mia deprecabile situazione efficientista).


Come va? (140 risposte possibili)

 

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"Come va?"

1. Icaro: "Uno schianto"
2. Proserpina: "Mi sento giù"
3. Prometeo: "Mi rode..."
4. Teseo: "Finché mi danno corda..."
5. Edipo: "La mamma è contenta"
6. Damocle: "Potrebbe andar peggio"
7. Priapo: "Cazzi miei"
8. Ulisse: "Siamo a cavallo"
9. Omero: "Me la vedo nera"
10. Eraclito: "Va, va..."
11. Parmenide: "Non va"
12. Talete: "Ho l'acqua alla gola"
13. Epimenide: "Mentirei se glielo dicessi"
14. Gorgia: "Mah!"
15. Demostene: "Difficile a dirsi"
16. Pitagora: "Tutto quadra"
17. Ippocrate: "Finché c'è la salute..."
18. Socrate: "Non so"
19. Diogene: "Da cani"
20. Platone: "Idealmente"
21. Aristotele: "Mi sento in forma"
22. Plotino: "Da Dio"
23. Catilina: "Finché dura..."
24. Epicuro: "Di traverso"
25. Muzio Scevola: "Se solo mi dessero una mano..."
26. Attilio Regolo: "Sono in una botte di ferro"
27. Fabio Massimo: "Un momento..."
28. Giulio Cesare: "Sa, si vive per i figli, e poi marzo è il mio mese preferito..."
29. Lucifero: "Come Dio comanda"
30. Giobbe: "Non mi lamento, basta aver pazienza"
31. Geremia: "Sapesse, ora le dico..."
32. Noè: "Guardi che mare..."
33. Onan: "Mi accontento"
34. Mosè: "Facendo le corna..."
35. Cheope: "A me basta un posticino al sole..."
36. Sheherazade: "In breve, ora le dico..."
37. Boezio: "Mi consolo"
38. Carlo Magno: "Francamente bene"
39. Dante: "Sono al settimo cielo"
40. Giovanna d'Arco: "Si suda"
41. San Tommaso: "Tutto sommato bene"
42. Erasmo: "Bene da matti"
43. Colombo: "Si tira avanti"
44. Lucrezia Borgia: "Prima beve qualcosa?"
45. Giordano Bruno: "Infinitamente bene"
46. Lorenzo de' Medici: "Magnificamente"
47. Cartesio: "Bene, penso"
48. Berkeley: "Bene, mi sembra"
49. Hume: "Credo bene"
50. Pascal: "Sa, ho tanti pensieri..."
51. Enrico VIII: "Io bene, è mia moglie che..."
52. Galileo: "Gira bene"
53. Torricelli: "Tra alti e bassi"
54. Pontorno: "In una bella maniera"
55. Desdemona: "Dormo tra due guanciali..."
56. Newton: "Regolarmente"
57. Leibniz: "Non potrebbe andar meglio"
58. Spinoza: "In sostanza, bene"
59. Hobbes: "Tempo da lupi"
60. Vico: "Va e viene"
61. Papin: "Ho la pressione alta"
62. Montgolfier: "Ho la pressione bassa"
63. Franklin: "Mi sento elettrizzato"
64. Robespierre: "Cè da perderci la testa"
65. Marat: "Un bagno"
66. Casanova: "Vengo"
67. Goethe: "C'è poca luce"
68. Beethoven: "Non mi sento bene"
69. Shubert: "Non mi interrompa, per Dio"
70. Novalis: "Un sogno"
71. Leopardi: "Sfotte?"
72. Foscolo: "Dopo morto, meglio"
73. Manzoni: "Grazie a Dio, bene"
74. Sacher-Masoch: "Grazie a Dio, male"
75. Sade: "A me bene"
76. D'Alambert e Diderot: "Non si può dire in due parole"
77. Kant: "Situazione critica"
78. Hegel: "In sintesi, bene"
79. Schopenhauer: "La volontà non manca"
80. Cambronne: "Boccaccia mia..."
81. Marx: "Andrà meglio..."
82. Carlo Alberto: "A carte 48"
83. Paganini: "L'ho già detto"
84. Darwin: "Ci si adatta"
85. Livingstone: "Mi sento un po' perso"
86. Nievo: "Le dirò, da piccolo..."
87. Nietzsche: "Al di là del bene, grazie"
88. Mallarme': "Sono andato in bianco"
89. Proust: "Diamo tempo al tempo"
90. Henry James: "Secondo i punti di vista"
91. Kafka: "Mi sento un verme"
92. Musil: "Così così"
93. Joyce: "Fine yes yes yes"
94. Nobel: "Sono in pieno boom"
95. Larousse: "In poche parole, male"
96. Curie: "Sono raggiante"
97. Dracula: "Sono in vena"
98. Croce: "Non possiamo non dirci in buone condizioni di spirito"
99. Picasso: "Va a periodi"
100. Lenin: "Cosa vuole che faccia?"
101. Hitler: "Forse ho trovato la soluzione"
102. Heisemberg: "Dipende"
103. Pirandello: "Secondo chi?"
104. Sotheby: "D'incanto"
105. Bloch: "Spero bene"
106. Freud: "Dica lei"
107. D'Annunzio: "Va che è un piacere"
108. Popper: "Provi che vado male"
109. Ungaretti: "Bene (a capo) grazie"
110. Fermi: "O la va o la spacca"
111. Camus: "Di peste"
112. Matusalemme: "Tiro a campare"
113. Lazzaro: "Mi sento rivivere"
114. Giuda: "Al bacio"
115. Ponzio Pilato: "Fate voi"
116. San Pietro: "Mi sento un cerchio alla testa"
117. Nerone: "Guardi che luce"
118. Maometto: "Male, vado in montagna"
119. Savonarola: "E' il fumo che mi fa male"
120. Orlando "Scusi, vado di furia"
121. Cyrano: "A naso, bene"
122. Volta: "Più o meno"
123. Pietro Micca: "Non ha letto che è vietato fumare"
124. Jacquard: "Faccio la spola"
125. Malthus: "Cè una ressa..."
126. Bellini: "Secondo la norma"
127. Lumiere: "Attento al treno!"
128. Gandhi: "L'appetito non manca"
129. Agatha Christie: "Indovini"
130. Einstein: "Rispetto a chi?"
131. Stakanov: "Non vedo l'ora che arrivi ferragosto..."
132. Rubbia: "Come fisico, bene"
133. Sig.ra Riello: "Sono stufa!"
134. La Palisse: "Va esattamente nella maniera in cui va"
135. Shakespeare: "Ho un problema: va bene o non va bene?"
136. Alice: "Una meraviglia"
137. Dr. Zap: "Bene, la sai l'ultima?"
138. Verga: "Di malavoglia"
139: Heidegger: "Quante chiacchiere!"
140. Grimm: "Una favola!"

─ Umberto Eco, Il secondo diario minimo

E tu? Come va? ;-)


Dieci anni fa, papà

Posted on April 14, 2014 18:55 in

 

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Sono passati dieci anni da quando te ne sei andato, papà. Tutto sommato, non moltissime cose sono cambiate da allora. Sono tanti, sembravano meno. Quaggiù si sta sempre un po' più soli, sai...

Scrivevo nella lettera d'addio `Sei circondato dall'affetto dei cari, sui quali leggi la tua sofferenza. Arrivi a dire qualcosa come "sono un po' in ribasso", e' la tua dignita', che ti chiede di non usare frasi grosse. Ci hai sempre voluto tranquillizzare, mentre ti allontanavi sempre di piu'.

Eravamo tutti un po' scioccati da come te ne sei andato. Forse io ero un po' più preparato perché parlavo coi medici, mamma meno, lei in cuor suo non ci voleva credere.

Caro papà, oggi sono 10 anni. Allora sembrava che potessi fare chissà cosa, oggi posso dire di essere molto cambiato, forse anche un po' scoraggiato. So che questa è una parola che a te non piaceva. Me lo ricordo bene, spesso passavamo giornate a discutere sui voli pindarici che tu facevi, pieno di idee e di volontà di realizzare tutto, e i miei dubbi, il mio realismo, e insieme le possibilità che si spalancavano e facevano sognare. La nostra diversità ci ha spesso allontanato e poi riavvicinato, come un balletto, poi è arrivata la malattia e allora io ho smesso di stare sempre a discutere.

Sai papà, sapevo quanto ci tenevi al nostro rapporto, e di quanto soffrivi dei miei silenzi, o del fatto che non parlassi volentieri con te dei miei problemi. Che erano tanti, ero un ragazzo difficile e lo sono stato a lungo, forse tuttora, ben oltre la soglia dell'adolescenza quando uno dovrebbe essere maturo, responsabile, e autosufficiente..

Sicuramente ti avevo idealizzato io stesso, come si fa con i papà forti, quelli che lasciano un segno indelebile nella tua vita. Con molta fatica ho potuto fare i conti con la tua figura grande e affettuosa, soprattutto perché non ho avuto tempo, è come se si fosse interrotto un percorso che a fatica avevamo finalmente iniziato. Chissà, magari ci saremmo potuti capire, anche se il più ermetico dei due ero io, perché tu papà le cose le dicevi in faccia, anche se a volte credo che esagerassi. E anch'io, certo, l'ho fatto. Ma mi volevi talmente bene che mi scusavi sempre, anche nei momenti in cui - col senno di poi - avrei dovuto tacere, oppure moderare il mio temperamento. Altri tempi.

Dieci anni, papà, eppure sembra l'altro ieri. In qualche caso saresti stato anche fiero di me. Ho terminato quella maledetta laurea, ho lavorato in grandi aziende I.T. e in piccole società di software, facendo esperienze e trovando conflitti che in qualche caso ho affrontato e risolto, in altri casi no. Invece la rivista, te la ricordi? - quella che avevi scoperto per caso da una lettera in cui mi chiamavano "direttore", quella poi l'ho sospesa, così come anche altre cose di ciò che sembrava un'intramontabile passione per l'informatica... Tu che mi ritenevi un genietto dei computer, alla fine avevi accettato che passassi le mie giornate con Internet, la programmazione, gli articoli...

Lo so che ci tenevi, papà, anche a un'altra cosa. Purtroppo, come penso saprai, non ho novità in quel senso. Ci ho provato, ma probabilmente non sono giusto per questo genere di cose.

Una volta mi ricordo che una cara amica parlò di te. Non ti aveva conosciuto direttamente, ma sapeva della tua storia. Disse che tu eri stato un giusto, usò quell'appellativo che sta ad indicare un uomo che nella vita si è comportato rettamente, senza cedere all'incoerenza, all'odio, alle mezze misure, ma che aveva saputo donare speranza, amore. Oh sì, eri anche intransigente, ma nessuno è perfetto, papà, sennò saresti stato un santo, invece come ogni uomo davvero giusto, sapevi che avevi commesso anche tanti errori.. Mi piaceva quel termine, poi richiamava anche il nostro cognome, piccoli giusti..

Invece, io, ecco. Piccolo di sicuro, giusto non credo, cerco di ricordarti come la persona che mi ha dato tanto e chiesto anche tanto. Ma soprattutto, nel mio percorso di crescita che ho affrontato questi anni, ho capito anche che qualche problema tra noi era inevitabile, e che forse non l'abbiamo mai affrontato veramente, ma che l'amore che mi hai dato mi ha aiutato, molto, davvero. Mi dispiace di non averti potuto dire grazie. Forse è arrivato, in questi anni. Col cuore non si scherza.


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Laureato in ingegneria informatica, mi occupo di nuovi media e di gestione della conoscenza. Ho fondato “Beta”, “IT News” e diversi progetti e guide. Ho insegnato nel Master in Comunicazione e New media all'Upra, e sono stato technology visionary per TEDx ViadellaConciliazione. Attualmente faccio consulenza, formazione e sviluppo con LGStudio e sono segretario del laboratorio culturale politico Persona è futuro.
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