Luciano Giustini

Dieci anni fa, papà

Posted on April 14, 2014 18:55 in

 

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Sono passati dieci anni da quando te ne sei andato, papà. Tutto sommato, non moltissime cose sono cambiate da allora. Sono tanti, sembravano meno. Quaggiù si sta sempre un po' più soli, sai...

Scrivevo nella lettera d'addio `Sei circondato dall'affetto dei cari, sui quali leggi la tua sofferenza. Arrivi a dire qualcosa come "sono un po' in ribasso", e' la tua dignita', che ti chiede di non usare frasi grosse. Ci hai sempre voluto tranquillizzare, mentre ti allontanavi sempre di piu'.

Eravamo tutti un po' scioccati da come te ne sei andato. Forse io ero un po' più preparato perché parlavo coi medici, mamma meno, lei in cuor suo non ci voleva credere.

Caro papà, oggi sono 10 anni. Allora sembrava che potessi fare chissà cosa, oggi posso dire di essere molto cambiato, forse anche un po' scoraggiato. So che questa è una parola che a te non piaceva. Me lo ricordo bene, spesso passavamo giornate a discutere sui voli pindarici che tu facevi, pieno di idee e di volontà di realizzare tutto, e i miei dubbi, il mio realismo, e insieme le possibilità che si spalancavano e facevano sognare. La nostra diversità ci ha spesso allontanato e poi riavvicinato, come un balletto, poi è arrivata la malattia e allora io ho smesso di stare sempre a discutere.

Sai papà, sapevo quanto ci tenevi al nostro rapporto, e di quanto soffrivi dei miei silenzi, o del fatto che non parlassi volentieri con te dei miei problemi. Che erano tanti, ero un ragazzo difficile e lo sono stato a lungo, forse tuttora, ben oltre la soglia dell'adolescenza quando uno dovrebbe essere maturo, responsabile, e autosufficiente..

Sicuramente ti avevo idealizzato io stesso, come si fa con i papà forti, quelli che lasciano un segno indelebile nella tua vita. Con molta fatica ho potuto fare i conti con la tua figura grande e affettuosa, soprattutto perché non ho avuto tempo, è come se si fosse interrotto un percorso che a fatica avevamo finalmente iniziato. Chissà, magari ci saremmo potuti capire, anche se il più ermetico dei due ero io, perché tu papà le cose le dicevi in faccia, anche se a volte credo che esagerassi. E anch'io, certo, l'ho fatto. Ma mi volevi talmente bene che mi scusavi sempre, anche nei momenti in cui - col senno di poi - avrei dovuto tacere, oppure moderare il mio temperamento. Altri tempi.

Dieci anni, papà, eppure sembra l'altro ieri. In qualche caso saresti stato anche fiero di me. Ho terminato quella maledetta laurea, ho lavorato in grandi aziende I.T. e in piccole società di software, facendo esperienze e trovando conflitti che in qualche caso ho affrontato e risolto, in altri casi no. Invece la rivista, te la ricordi? - quella che avevi scoperto per caso da una lettera in cui mi chiamavano "direttore", quella poi l'ho sospesa, così come anche altre cose di ciò che sembrava un'intramontabile passione per l'informatica... Tu che mi ritenevi un genietto dei computer, alla fine avevi accettato che passassi le mie giornate con Internet, la programmazione, gli articoli...

Lo so che ci tenevi, papà, anche a un'altra cosa. Purtroppo, come penso saprai, non ho novità in quel senso. Ci ho provato, ma probabilmente non sono giusto per questo genere di cose.

Una volta mi ricordo che una cara amica parlò di te. Non ti aveva conosciuto direttamente, ma sapeva della tua storia. Disse che tu eri stato un giusto, usò quell'appellativo che sta ad indicare un uomo che nella vita si è comportato rettamente, senza cedere all'incoerenza, all'odio, alle mezze misure, ma che aveva saputo donare speranza, amore. Oh sì, eri anche intransigente, ma nessuno è perfetto, papà, sennò saresti stato un santo, invece come ogni uomo davvero giusto, sapevi che avevi commesso anche tanti errori.. Mi piaceva quel termine, poi richiamava anche il nostro cognome, piccoli giusti..

Invece, io, ecco. Piccolo di sicuro, giusto non credo, cerco di ricordarti come la persona che mi ha dato tanto e chiesto anche tanto. Ma soprattutto, nel mio percorso di crescita che ho affrontato questi anni, ho capito anche che qualche problema tra noi era inevitabile, e che forse non l'abbiamo mai affrontato veramente, ma che l'amore che mi hai dato mi ha aiutato, molto, davvero. Mi dispiace di non averti potuto dire grazie. Forse è arrivato, in questi anni. Col cuore non si scherza.


FCA è bellissimo. Anche perché non lo vedrà nessuno

 

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Allora. Lungi da me difendere la Fiat. E l'excusatio non petita è ok. Questo post è per parlare del logo. La scelta del logo FCA, con la A a forma di freccia, il font un po' alla Star Trek, l'acronimo che sembra un'altra cosa (ah ah ah), il posizionamento, l'utilizzo, il contesto, il colore, ecc.

Il mio proposito è questo: siccome scrivo ogni tanto robe che riguardano il mondo automotive, e pur non intendendomi in senso stretto di loghi e creatività, di quel mondo qualcosa ci capisco, sto per scrivere qualcosa che difende la scelta del Gruppo Fiat. Riguardo al logo (e al nome, naturalmente). E metto le mani avanti: vorrei circoscrivere l'argomento, anche se so che è difficile. Marchionne ha scelto la sede legale in Olanda? Ok, non è bellissimo, ma non centra col logo. Vogliono pagare meno tasse mettendo la residenza in UK? Non è che come italiano sia proprio felicissimo, ma è legittimo, e tanto Befera (Equitalia) ha già dichiarato prontamente che verificherà. Peraltro queste scelte di posizionamento societario sono comuni a moltissimi gruppi, per dire anche alla Renault, con tutto lo sciovinismo dei francesi. E comunque: anche se Marchionne si mette un maglione a pois arancioni su background verdolino - comunque non centra col logo e con la scelta del nome.

Quando è stato presentato il nuovo logo in pompa magna, si sono alzati strali contro quello che è stato ritenuto come il  nuovo logo della Fiat. Ho letto su Facebook  commenti sarcastici e velenosi,  poi li ho letti sul gruppo Creativi e sui vari profili di Facebook di "addetti ai lavori", e  sul sito di Tiragraffi sul quale sono stato chiamato a dire la mia (grazie Valentina!). E tra un "Che schifo!", un "Hanno sbagliato tutto!", un "Non capiscono un ca**o come sempre", e un "Ma chi ha fatto il logo, la zia di Marchionne!?" (è stata la Robilant, tra parentesi, che ci ha anche scritto qualche cosa su un po' appiccicata), ho provato con scarso successo a commentare.

Purtroppo, si è verificato un tipico effetto Dunning-Kruger. L'effetto D-K è quando si parla di qualcosa per cui si ritiene di avere una qualche competenza, tendenzialmente mutuata dalla rete, e invece non è così.

FCA è il logo del nuovo Gruppo che nasce per gestire (e possedere) i Marchi Fiat e Chrysler, non sostituisce i loghi Fiat e Chrysler. E' l'equivalente, per rimanere vicino, della PSA (Peugeot, Citroen), che gestisce i rispettivi Marchi oltralpe e nel mondo. Sono società e loghi che hanno senso in campo economico e finanziario e che non vedremo mai sulle macchine.

Riassumendo: nel mondo automotive è nato un nuovo Gruppo automobilistico: FCA. Non è nato un nuovo marchio di automobili, né vedremo mai il nome FCA su alcun cofano e neanche sotto il cofano, neanche sul libretto di istruzioni, o sul modello di finanziamento, su un contratto d'acquisto. Forse, ma non è detto, lo vedrà qualche contabile amministrativo, e probabilmente, in forma del tutto dematerializzata, qualche investitore, e sicuramente, sarà presente nella borsa di New York e in quella di Milano.

L'articolo continua su Tiragraffi Magazine


Qualcosa sull'incontro: Vinton Cerf e le terrazze romane

 

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Grazie alla gentilezza di Padre Antonio Spadaro ho potuto partecipare all'incontro che si è tenuto a Roma alla splendida Terrazza Caffarelli con Vinton Cerf, l'uomo che oltre alla sua poderosa formazione culturale e professionale vanta un titolo che renderebbe orgoglioso chiunque: è infatti l'inventore di Internet. Vint Cerf e Tim Berners-Lee si dividono la fama l'uno della creazione e fondazione dell'infrastruttura della rete, e l'altro del Web, ovvero della struttura di protocolli (il World Wide Web appunto) che ci permette dagli anni '90 di navigare su Internet.

In quest'occasione si è potuto parlare di temi che sono fondamentali nell'aspetto umano dell'interazione telematica, e a farlo, insieme ad Antonio Spadaro e oltre a Vinton Cerf c'era anche mons. Celli, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. Ecco un breve resoconto delle cose che mi hanno colpito di più. Il tema della serata, organizzata insieme a Google e Civiltà Cattolica, era "Internet dono di Dio".


Celli:
Chi è il tuo prossimo? È una domanda chiave da porsi di fronte a Internet. Nell'insegnamento cristiano il prossimo sono le persone che ti trovi affianco... il tuo vicino di prossimità. Ma la cura che poni nell'affrontare le relazioni con chi ti trovi affianco si può declinare nel mondo del Web con altrettanta efficacia, e soprattutto attenzione. Il dialogo è lo strumento fondamentale, senza dialogo non ci si può porre in una forma di relazione con l'altro che sia amico o semplice internauta casuale. Ma il dialogo, che va sempre bene, dove a volte conta il saper argomentare e altre volte è proprio la rinuncia a voler imporre le proprie idee ad essere necessaria, ha un elemento essenziale: l'ascolto. Senza l'ascolto profondo, attento e rispettoso dell'altro non ci può essere una vera relazione col nostro prossimo.

Spadaro:
Abbiamo un enorme surplus di conoscenza. Diversa da prima che era per piccoli gruppi, testi, didattici ecc. Questo surplus si struttura e dipana appunto in quella che viene chiamata
intelligenza collettiva ...ma che cosa ce ne facciamo di tutta questa conoscenza condivisa di intelligenze.. Anche spiritualità condivisa...
E cosa ne può fare la Chiesa?
La dimensione da scoprire e riscoprire è sicuramente la dimensione dell'inclusività. Che è propria di questo Papa. Ed è propria di Internet! Una "chiesa delle porte aperte". Internet in questo senso è inclusivo senza precedenti.

Celli:
Ma ci toglie tempo. C'è una spiritualita laica dell'uomo. Tu mi chiedevi che cosa ne può fare la chiesa...

L'apporto principale è nella relazione della condivisione: è un camminare con. 
"La mia parrocchia è il vasto mondo". (Yves Congar)

Cerf:

Internet è un dono. Senza dubbio. La chiesa può fare molto per riuscire a capire e ad interpretare i contenuti sulla rete, che a volte sono interessanti, altre volte da rigettare, e nel mezzo c'è il resto, il dialogo, il continuo intrecciarsi delle idee e delle discussioni costruttive e distruttive.

Spadaro:

Come si fa a fare incontro e dialogo sulla rete? Le risposte che ho da Google che mi conosce e mi corrisponde meglio sono sempre più efficienti ed efficaci. Ma rischio di perdere l'alterità. 

Celli:

Noi abbiamo il "problema" del magistero autoritativo. Invece in rete non c'è. Ci deve essere invece un dialogo rispettoso con l'altro. Con la verità dell'altro. Su Internet non c'è la verità con la V ma "le verità". Accogliere l'altro come una ricchezza nel mio cammino di ricerca.

Cerf:

Il "dono" della rete è proprio avere risposte da chi non la pensa come te. E tu devi essere pronto a dialogare e ascoltare chi non è d'accordo con te!

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Sono un ingegnere informatico, ho insegnato nel Master in Comunicazione e new media all'Upra, e faccio consulenza e sviluppo con LGStudio. Ho fondato Beta e ITnews, scritto diverse guide (come si apre un blog, Facebook, ecc.), e sono stato technology visionary per TEDx ViadellaConciliazione.
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