Quella ricerca di senso (dalla psicologia al coaching e ritorno) | Luciano Giustini

Quella ricerca di senso (dalla psicologia al coaching e ritorno)


 

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"Ma per l'amor del cielo, è proprio inutile tutto quel che non ci procura un immediato guadagno? Hai ritrovato un amico dopo tanto tempo e già lo vedi come una merce"
─ Johann Wolfgang Goethe (Wilhelm Meister, gli anni dell'apprendistato, Adelphi)

 

Meridiano dello stomaco.

Avevo sentito questo termine da un conferenziere famoso, Igor Sibaldi. Mi aveva colpito una frase: "Se a una persona togli un dolore al ginocchio, magari puoi fargli peggio; metti che ha un problema col meridiano dello stomaco e gli sale a livello gastrico". Questa parola fa scattare subito la mia attenzione. Così ho cercato qualche riferimento web, e ho trovato una pagina interessante dove spiega cos'è questo meridiano e quali problemi può causare. Ma dopo aver letto, ho visto la biografia della persona che scriveva questo sito, e non mi ha rassicurato. E anche alcune persone, anzi molte persone con cui sono entrato in contatto in quest'ultimo periodo hanno questa cosa in comune: credono in qualcosa che va oltre le mie conoscenze medie. Così ho cercato di capirne di più.

*    *    *

Da alcuni anni si stanno sviluppando tutta una serie di figure professionali - ben consce che la ricerca di senso è alla base dell'agire umano - che aggirano il problema della motivazione dandone una connotazione diversa. Sono spesso gli stessi psicologi, che spostano il discorso dalla ricerca di senso alla ricerca di una tecnica, o una metodologia efficace. Alla base di questo filone di pensiero - banalizzando - c'è una constatazione, ovvero che il cognitivismo classico che per tanti anni ci ha accompagnato nella ricerca dei "perché", analizzando la storia, il vissuto emotivo, i genitori e i parenti, l'attaccamento e tutto quello che ha caratterizzato il passato della persona, spesso non risolve il problema. O per meglio dire, la persona riesce ad avere un quadro del proprio passato ma non cambia, capisce qualcosa del suo Sè ma non modifica il suo agire, o non lo modifica abbastanza. In altri termini capire non porta automaticamente al cambiare, perché spesso questo processo, seppur necessario, non è sufficiente.

Il processo del cambiamento

Quindi si è cercato di spostare di più l'attenzione su obiettivi ben formati (quindi raggiungibili, realistici, scalabili), con l'intento di indirizzare la persona sui risultati, non importa quale passato abbia generato i traumi o i disturbi: quelli ci sono, ma non è importante solo analizzarli e capirli, quanto averne coscienza per poi guardare avanti e gettarseli dietro le spalle. Non dargli, cioè, quella connotazione deterministica di causa-effetto che invece la psicoterapia classica fa: il perché agiamo. Sapere perché si ripete uno stesso errore o comportamento, toglie il problema? Molto spesso no, appunto. E allora, sulla base di un certo fallimento dell'approccio canonico, arriva un nuovo approccio, che dice: "il tuo problema è un blocco? Non mi interessa tanto far risalire a livello cosciente tutti i motivi che hanno portato al blocco stesso, ma rimuoverlo il prima possibile".

E il cardine di questa metodologia si basa su due elementi: uno è il fare, inteso come l'agire individuando degli obiettivi precisi, avendo una mission, e non fermandosi a ragionare sul Sé ma ribaltando l'esperienza: agire in direzioni nuove e diverse. L'altro è essere efficienti ed efficaci. E' l'efficienza quello che conta, con l'efficienza e la metodologia superiamo le nostre debolezze, le nostre limitazioni e soprattutto, troviamo un senso. Il senso di quello che si fa arriverà dopo, dopo aver agito, non prima. L'azione darà sviluppo compiuto alla motivazione stessa e non viceversa.

Difficile per chi ha una formazione come la mia credere totalmente in qualcosa del genere, sapendo che la motivazione interiore è quella molla fondamentale che ci spinge verso l'azione molto più di quanto l'azione stessa potrà mai ottenere, anche se soddisfacente e perfezionata. 

Tuttavia, chi è appassionato di queste metodologie ─ e ne ho conosciuti alcuni in questi anni ─ confida molto in esse e le applica con perizia, mettendole in pratica e ottenendo risultati.  La scuola più famosa è senza dubbio quella della Terapia breve strategica fondata in Italia da Giorgio Nardone sulla base delle intuizioni di Paul Watzlawick (Scuola di Palo Alto), ma in ambito internazionale non è la sola. Sono nati decine di corsi, sulla scia del successo di questo metodo nel mondo anglosassone (sempre all'inseguimento dell'efficienza) che cercano di armonizzarlo con il nostro ambito europeo (costantemente alla ricerca di senso).

Uno dei guru di queste scuole di pensiero, che hanno per mantra l'efficienza, è senza dubbio David Allen con il suo il metodo GTD (Getting things done), su cui ha clostruito un impero milionario fatto di consulenze, di libri e perfino di talk su TED. Ho comprato il suo libro, sono iscritto alla sua newsletter, e sono un suo fan anche solo per l'energia che infonde per cercare di rendere migliore la vita degli altri. Tuttavia, non ho mai trovato nulla che non avessi già in qualche modo individuato io stesso per risolvere i piccoli grandi problemi dell'organizzazione personale (ma io sono un ingegnere, e questo forse influenza la mia situazione efficientista).

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La crescita personale e altri racconti meravigliosi

Parallelamente, però, a partire da questi nuovi approcci psicoterapeutici si sono innestate le ben più numerose e variegate scuole di coaching, counseling e mentorship che sono ormai una realtà consolidata, diffusasi in Italia e in Europa a macchia d'olio e suddivisibili, grossolanamente, tra life coach (per lo sviluppo personale), coaching aziendale (in genere il più remunerativo), e per estensione "qualcosa-coaching" declinato in tutte le salse (business coaching, mental coaching, ecc.). E qui, si entra decisamente in un campo meno rigoroso o quantomeno sperimentale e talvolta ci si orienta un po' a vista.

Ho un certo intuito per le cose poco convincenti e soprattutto coltivo il dubbio, ma qui davvero c'è di che sbizzarrirsi. La terminologia nata in questo ambito è davvero ricca: si va dal Neuromarketing allo Yoga della risata, dalla Crescita evolutiva alla ormai classica PNL (Programmazione neuro linguistica), dalla Neurosemantica alla famigerata Legge dell'attrazione, passando per il Performance coach, il Metodo RQI, l'Enneagramma e via via per una pletora di neoparole e termini esoterici si arriva velocemente al nocciolo della questione: conoscere il "segreto dell'auto-star-bene", cioè la famosa crescita personale (non farò nomi, basta cercare per trovare centinaia di siti e di corsi sull'argomento). Questa corrente di pensiero persegue tra l'altro il famoso mantra che molti probabilmente hanno già sentito: pensa positivo, e attirerai energia positiva. E' la fisica quantistica che ce lo conferma. (Eh?) Siamo tutti uno, siamo una cosa sola con la terra, l'universo. Guerriero della pace, dello spirito, della luce, della terra....assortito...

A parte i costi, che per ora mettiamo da parte ma su cui ci sarebbe da fare una ricerca interessante, ci sono alcune caratteristiche di base in questo campo:

  • La parola d'ordine comune è miglioramento personale. Non più i pilastri della psicologia classica (capirsi, conoscersi, accettarsi, e così via a seconda della scuola psicanalitica - e ce ne sono 25, più 45 modelli psicodinamici), ma evolversi verso un "livello superiore" con il raggiungimento di maggiore efficienza e wellness, attraverso una serie di strumenti utili all'obiettivo.
  • Sul web e i social network c'è un fiorire di iniziative del genere e ognuno sgomita per avere un posto al sole in questo ambito in crescita, anche se i nomi che hanno "sfondato" da noi sono pochi. Sono perlopiù formatori, psicologi, ex attori, ex sportivi, o persone che per qualche motivo hanno avuto successo nella vita, hanno imparato a comunicarlo bene e si sentono pronte a spiegare come affrontare la vita e ottenere risultati comparabili.
  • La maggior parte dei personaggi che affollano questo settore ha una spiccata sensibilità alla critica. Anzi, direi che il loro ego è più che ipertrofico, è un super-ego, che sarebbe interessante analizzare ma ci porterebbe lontano. Diciamo che - secondo me - la loro convinzione di aver raggiunto un livello superiore è talmente forte che ogni critica li porta in uno stato di irritazione e stress che ovviamente gestiscono, ma che spesso si produce in un aggressione critica (niente di nuovo, per carità, ma almeno uno psicologo o uno psichiatra veri questi comportamenti non se li sognano neanche..)
  • Continuità e metodo. Facendo piccoli sforzi, di postura, di respirazione, di movimento, di atteggiamento, di pensiero, di spirito, di fiducia, e di tutto quello che si può elencare in un eccetera autogeno, si raggiunge la desiderata crescita personale. E centinaia di migliaia di commenti di persone entusiaste e grate (tolti i commenti negativi che spesso vengono eliminati o non approvati, vedi sopra) sembrano stare lì a confermare che la cosa funzioni: si sentono migliorate, si sentono più efficienti, più consapevoli. Probabilmente lo sono.

Insomma c'è molto marketing in tutto questo, ma anche profonde convinzioni, teoremi, paradigmi e invenzioni anche creative, interessanti sotto certi punti di vista, seppur dall'efficacia spesso non dimostrata. Ma se c'è gente disposta a pagare...

Lo scopo della vita

Un fondamento di ragione ce l'hanno tutti, è chiaro. E' risaputo, infatti, che l'atteggiamento con cui affronti la vita influenza la vita stessa, perfino le malattie. Certo, a farne una tecnica valida per tutti e ripetibile ce ne passa, e il rischio di trovarsi solo tra abili manipolatori è reale, ma si possono senza dubbio cogliere molti spunti selezionando le cose buone, e ce ne sono. Però...

In genere quando sento tutte le teorie su miglioramento, performance, efficienza, spiritualità, mindfulness e via dicendo, mi assale il bisogno di compensare con un forte bagno di realtà, quindi mi sono andato a leggere su VICE un articolo opprimente: il racconto di trent'anni di carriera di un medico legale di New Orleans, si intitola "Post mortem". E' imperdibile, se si ha lo stomaco forte.

Il punto è che, a un certo momento, prima o poi ci si rende conto che nella vita non è tanto la destinazione a renderla interessante quanto il viaggio. Anche questo è risaputo. Ci sono scrittori famosi e registi illuminati che hanno evidenziato con compiutezza questo concetto in moltissimi libri e pellicole. Solo che senza avere uno scopo in mente, non riusciamo a fare il viaggio! Ed è su questo che coach e mentor e guru vari basano il loro successo.

Ora, il medico legale della storia di poche righe fa, se avete avuto lo stomaco di leggerla fino in fondo, alla fine ha dovuto smettere di lavorare perché aveva effetti devastanti dalla perdita di senso che le infinite storie di omicidi e suicidi avevano generato nella sua narrazione esistenziale. Non ce la faceva più perché nella sua professione non trovava il senso del perché le cose accadevano, spesso orribili e devastanti.

Anche noi, nel nostro piccolo, siamo tutti alla ricerca di senso. Ed ecco il punto: chi ti vende senso, ha vinto. Se cedi alla tentazione di pensare, anche solo per un momento ma seriamente, che non ci sia alcun senso, la spirale del nichilismo potrebbe essere ad un niente da te... e se hai la tendenza, come me e molti, ad analizzare e osservare il mondo per tentare di coglierne il senso, potrebbe essere davvero frustrante accorgersi che apparentemente non c'è.

Volutamente non inserisco elementi religiosi non perché siano fuori luogo, ma perché ci porterebbero lontano, ma chiaramente centrano per chi ha fede.

*    *    *

La propria ineludibile "difettosità"

Ombratile. Mi torna sempre in mente questa parola: così mi descrisse il mio professore di italiano e latino in una relazione ai miei genitori al secondo anno di liceo. Era preoccupato della mia socialità difficile che allora manifestavo. Ma le mie ombre mi hanno sempre accompagnato, dalla pre-adolescenza in poi, e si sono trasformate in ansie che si alternavano a gioie, in vittorie e poi in depressioni, in un andamento altalenante che se vogliamo è piuttosto tipico per me. Quella storia non può essere messa da parte perché con quel materiale grezzo ho costruito la personalità complessa e per certi versi difficile con cui oggi mi trovo a fare i conti. Un lungo percorso di consapevolezza e di senso che ancora oggi è vivo e necessario, e che ausipicabilmente non finirà mai. Questa è la vita, in tutta la sua contraddizione.

Sono arrivato a 40 anni senza mai accorgermi dell'unico grande problema che mettevo da parte sistematicamente: le mie emozioni. Avevo imparato dai miei genitori ad essere "programmato", come tanti della mia generazione, per desiderare delle cose, anche buone, come una famiglia, un lavoro, dei figli, arrivare da qualche parte, ma anche non esibire debolezze, emozioni, fragilità.

Ho prima appreso e poi rifiutato tutto. Più in là, ho poi capito che nella nostra società del benessere c'è un certo conflitto di base: da una parte ottenere il massimo possibile come minimo indispensabile, e dall'altra accettare senza battere ciglio tutto quello che una parte di noi produce e che non deve uscire: e cioè che non siamo macchine, né perfette né tantomeno "funzionanti". Siamo difettosi. Ma riusciamo a fare cose belle, anche meravigliose, nonostante la nostra difettosità. Il come siamo fatti ci aiuta inizialmente a comprendere e quindi a scoprire i nostri schemi, ma poi è nonostante si sia fatti così, sebbene si sia fatti così, o anche grazie al fatto che siamo così che agiamo in un certo modo.

Questo forse va capito meglio, al di là di tante parole sul miglioramento. Perché alla fine è proprio quell'efficientismo del miglioramento personale, quella ricerca del massimalismo che rischia di fare da ostacolo ad un miglioramento consapevole della nostra vita e di farci perdere di vista l'altro. E all'accoglienza verso quelle fragilità, sia nostre sia di chi ci sta affianco, in un mondo che è necessariamente sempre diverso da come uno lo vorrebbe.


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Laureato in Ingegneria informatica e laureando in Scienze dell'Informazione e Comunicazione (LM-19), mi occupo di nuovi media e di gestione della conoscenza. Ho fondato “Beta”, “IT News” e diversi progetti e guide. Insegno all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, nel Master in Comunicazione e New media ed in Corsi di perfezionamento, e sono stato technology visionary per TEDxVDC. Faccio consulenza con LGStudio.
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