E' bene che gli scandali avvengano, dicevano gli antichi. Ed è un bene che sia emersa questa netta situazione di scontro tra una certa cultura laica vicina ad ambienti di sinistra dell'università, e la Chiesa cattolica, contrapposizione che ha portato alla rinuncia del Papa a visitare la prima Università di Roma in concomitanza con l'apertura dell'Anno accademico.
Primo perché, come sempre, è un utile strumento per comprendere meglio con chi si ha a che fare, secondo perché vengono alla luce posizioni ed idee che prima non si sarebbero evidenziate così nettamente.
Più che sugli studenti, che in questo caso sono veramente pochi ed in generale, secondo me, sempre troppo manipolabili dai media, e dalle associazioni studentesche militanti, mi vorrei soffermare sui docenti, specialmente delle facoltà scientifiche e in particolare di Fisica, da quei quasi 70 professori firmatari della lista promossa dal prof. Marcello Cini, che si sono spesi per far sapere la loro opinione veementemente contraria in merito alla visita papale.
Un interessante punto di vista mi è venuto direttamente dalla lettura di un blog. E' "Free Lance - diario di uno scienziato flessibile - Ogni giorno (o quasi) i pensieri e i commenti di Andrea Capocci, ricercatore all'Università La Sapienza di Roma dove studia i sistemi complessi", ed è il blog di Galileo, rivista elettronica italiana su temi scientifici, che seguo da molto tempo.
Capocci ha fatto diversi post sulla situazione alla Sapienza, dal titolo significativo "Diario dalla papienza", con citazioni come le seguenti che riporto (con i link), utili spunti perché, secondo me, meglio di molte altre opinioni, rappresentano lo stato d'animo e le idee di chi alla Sapienza ha sostenuto e riportato la protesta anti-papale in presa diretta:
E poi si prosegue rimarcando che la teologia non viene più studiata in alcuna scuola normale - come se la teologia dicesse qualcosa di contrario alla scienza - e altre considerazioni che tralascio per non farla lunga.
Al di là delle parole di Capocci, basta leggere in giro per Internet, e sui giornali, le parole riportate dai professori interessati per farsi un'idea. A me sembra che ciò che è accaduto a partire dalla lista per finire alla rinuncia, mostri chiaramente due cose:
1) ignoranza
2) intolleranza
Sono due ingredienti dell'oscurantismo e della decadenza di qualsiasi nazione. E' un segno dei tempi, dell'inarrestabile declino dell'Italia, ma l'avevo già usato come titolo di un paio di post fa e mi sembra inutile ripeterlo.
In questo caso, ignoranza e intolleranza hanno caratterizzato questo espisodio in modo forse grave, riportandoci indietro nel tempo di molti anni, manifestandosi in ambienti dove queste parole non dovrebbero neanche affacciarsi dalla finestra.
Ignoranza: perché la teoria dell'esplosione primordiale - e più avanti la stessa teoria evoluzionista non sono in contraddizione con la teoria creazionista. La contraddizione in cui cade chi afferma il contrario è sia di tipo scientifico sia logico. Chi assume come vera un'affermazione del tipo "(...) dopo il Big Bang, il papa dovrebbe imparare (...)", pare non rendersi conto che proprio il Big Bang ed il successivo effetto costitutivo dell'universo, che è la teoria scientifica oggi accreditata come più probabile, è eventualmente a conferma e non certo a discapito del disegno divino.
L'intolleranza è invece alla prima e fondamentale regola di qualsiasi uomo di scienza che Voltaire (forse) sintetizzava nella famosa frase (a ingegneria alla Sapienza era scritta ad esempio nel frontespisizio del giornale di facoltà, ma non è affatto certo che sia stato lui a pronunciarla): "Non condivido la tua opinione ma sono disposto a dare la vita pur di permetterti di esprimerla".
Questa ignoranza prelude ad un'altra e più generale forma di ignoranza più profonda: si parla di quello che si sa, o quantomeno si approfondisce un argomento prima di dibatterne in pubblico (o addirittura prendere posizioni plateali nette).
Ho deciso di non togliere la mia iscrizione alla newsletter della rivista Galileo ma ovviamente di non leggere più il blog del ricercatore dei "sistemi complessi". Purtroppo, della ricerca della complessità nelle questioni religiose, sembra non esservi traccia. In generale, se i risultati della ricerca sono questi, c'è poco da essere allegri. Non perché abbia urtato la mia sensibilità religiosa, ma per il modo anche di disprezzo con cui si pone di fronte a Ratzinger, proprio di ben altre culture e contesti che non quello che invece più di altri dovrebbe proteggere dall'abdicazione dalle facoltà mentali e dal rispetto per chi ha un approccio intellettuale.
E, a proposito, tralascio di infierire sulla presunta frase su Galileo (lo scienziato) pronunciata da Ratzinger alla quale si sono attaccati gli emeriti professori: un errore talmente palese da non doverci neanche perdere tempo. Non credo che tra i firmatari ci sia un professore di Storia, spero di no. Per gli altri consiglio la lettura del sempre bravo Tornielli, "magari imparano qualcosa".
Infine, istintivamente ero rimasto male alla decisione del Vaticano di annullare la visita, ogni pastore della Chiesa è chiamato ad annunciare il Vangelo, ovunque, dovunque e a qualsiasi condizione. Poi mi sono ricordato della persona che è il Papa, attento e sensibile a non creare discordie inutili. Avrebbe creato più polemiche e problemi di sicurezza che restandosene a casa sua.. Ma è dispiaciuto. E anche io sono dispiaciuto, come qualsiasi persona dotata di onestà intellettuale, di fronte a questo episodio che non ha precedenti.

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