Presti tu che presto io | Luciano Giustini

Presti tu che presto io


 

Che nella mia casella di posta trovi delle offerte di gente che mi vuole prestare dei soldi forse non è così strano o isolato, ma trovarci un assegno pronto all'incasso di 10.000 euro senza dover provare nulla ammetto che dà un brivido che, fortunatamente, cede presto il posto ad un più preciso controllo di cosa si offre. Lo stesso accadeva giorni fa nella casella di posta di mia madre che trovava "regalata" una carta di credito di una nota agenzia senza che nessuno avesse mai chiesto alcunché (almeno, non consapevolmente, ovvio).

Proposta anche da attori bancari e finanziari di primissimo piano, la tendenza al prestito facile ed abbordabile, alle carte ricaricabili, revolving et similia, sembra crescere sempre di più. Ho un'amica che lavora in Findomestic, che mi confermava l'aumento in termini assoluti dell'offerta e dell'accesso al credito, ma in generale basta guardarsi intorno: anche quelle poche volte che mi capita di gironzolare per i canali televisivi più vari noto che le pubbliicità di aziende che effettuano prestiti (veloci o meno) sono dilaganti. Così sulle riviste di ogni ordine e grado, sui quotidiani free-press. Così paiono confermare anche le statistiche, gli italiani sono sempre più indebitati. Così in un profluvio di nuove società dai nomi più improbabili che sembrano fare a gara per regalarti soldi.

Credo che la nostra storica tentazione di vedere una "fregatura" in ogni cosa sia un po' esagerata, però non così sbagliata. Dare soldi è sempre conveniente per chi li dà, meno per chi li riceve. Questa moda recente di concedere prestiti veloci, talvolta anche "sistemando qualche problemino" (come si sente dire in una recente pubblicità televisiva) come protesti, cattivi pagatori, etc., spesso nasconde l'esistenza di tassi di interesse molto alti.
Quando ho telefonato per sapere le condizioni del prestito così generosamente offertomi, ho scoperto che sì è vero che grazie alla "fiducia" io potevo avere i soldi senza neanche dover presentare un documento di reddito, ma anche che il tasso nominale era di un bel 12,92% (Tan). Da qui al "No grazie" è stato un attimo, con grande stupore della signora al telefono.
Ugualmente, quando ho letto il documento che accompagnava la carta di mia madre, ho scoperto diverse cose simpatiche, ad esempio che dal momento del primo utilizzo scattava un canone annuo di 12 euro, e che il tasso di interesse sugli acquisti era del 17% circa. La quota per il prelievo contanti ve la risparmio: sminuzzata e rimandata indietro prontamente...


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