darsi la falce sui piedi | Luciano Giustini

darsi la falce sui piedi


 

Sulla vicenda Deaglio è stato detto e scritto tutto...non c'è molto da aggiungere. Non la ritengo un'inchiesta giornalistica vera e propria perche' tale è solo quando da premesse certe si arriva a conclusioni provabili. Partire da alcuni (legittimi) sospetti e da qualche incongruenza in una sera di elezioni addossando la responsabilità ad una parte politica di aver ordito tutto per assicurarsi i voti senza prove e soprattutto con un'ignoranza dei fatti che cede all'impeto ideologico, è più vicino alla calunnia che al giornalismo.

Credo di aggiungere quindi ben poco, tranne una risposta (in ritardo:) al post di .mau. nel quale si chiede 'Se si è visto che Deaglio era in torto allora perché il centrodestra ha domandato il riconteggio?'

Perché il fine del dvd di Deaglio non era tanto far vedere il broglio numerico in sè (sarebbe stato difficile), quanto dimostrare che il centrodestra ha barato nelle elezioni del 9 Aprile, cioè che quella sera hanno fatto un pasticcio, secondo lui deliberatamente, e che quindi, per conseguenza che poi ha personalmente dedotto, hanno messo voti in più a loro dalle schede bianche alterando il risultato finale.
Il centro destra ha quindi fatto benissimo a richiedere il riconteggio proprio perché si insinua il sospetto che ci sia stata una volontà di broglio. "Ah, dite e insistete che abbiamo imbrogliato? Bene, adesso allora ricontiamo", soprattutto perché non ha nulla da perdere. Anzi, le elezioni le han già perse e chi parlava di brogli all'inizio era Berlusconi, non Deaglio. Inutile sottolineare, come penso ci siano già arrivati tutti, che anche la mente politica più autolesionista del globo civilizzato mai sarebbe caduta in un tale rischio politico: il centrosinistra in alcune regioni ha vinto veramente per una manciata di voti.
Sul fatto che la magistratura abbia ritenuto di procedere, mi sembra corretta l'ipotesi di reato: non era una semplice insinuazione o un'ipotesi buttata là, ma l'ordito di un disegno politico scritto e confezionato in un prodotto che è stato pubblicizzato e molto ben venduto (credo il più venduto). Quanto più il giornalista ha (o aveva) una nomea credibile e che quindi la sua inchiesta era affidabile, tanto più l'opinione pubblica ha avuto la possibilità di convincersi della veridicità delle tesi illustrate ben più di quanto può fare qualsiasi riconteggio o discorso politico, producendo quindi un'alterazione evidente nella formazione delle convinzioni politiche personali. Se non è "turbare l'ordine pubblico" questo.. Già si pensa male della politica nostrana (e spesso a ragione) che non c'è certo bisogno oltretutto di inchieste confuse che gettino benzina sul fuoco rovente delle polemiche. Inoltre, trovo giusto colpire proprio quel malcostume tutto italico del "calunnia, calunnia, qualcosa resterà...", il famoso "si dice che" oppure la variante "lo fanno tutti", ecc. che personalmente non sopporto.

Io non ho mai comprato il Diario di Deaglio, anche se ho sempre avuto la tentazione di farlo.. Ma si sa, alle tentazioni bisogna saper resistere.


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Laureato in Ingegneria informatica e in Scienze dell'Informazione e Comunicazione (LM-19), mi occupo di processi digitali sui social media. Insegno in percorsi di approfondimento in Comunicazione e nuovi media all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e all'Università di Tor Vergata. Ho fondato la rivista telematica Beta e l'agenzia di notizie IT News, sono stato technology visionary in TEDxViadellaConciliazione, e faccio consulenza con LG Studio.
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