Crimen Perfecto | Luciano Giustini

Crimen Perfecto


 

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Ieri sera ho inaugurato la promozione "festa del cinema" nella quale si compra il primo biglietto a prezzo pieno e poi si vanno a vedere film per 4 giorni a 1,50 euro, e sono andato a vedere "Crimen Perfecto".

Il problema è sempre che io ho un approccio emozionale al cinema diverso dalla massa. A me i film piacciono al contrario. Cioè i passaggi che in genere agli altri fanno schifo io li adoro, e viceversa (ciò è confortato dall'about: io generalmente tifo per il cattivo di turno).

Così, complice il fatto che il primo tempo è stato un po' sopraffatto dalla presenza di una coppietta troppo focosa e rumorosa alla mia destra (ma per fortuna la mia compagnia era ottima!), non m'è piaciuto granché. Sullo schermo, il protagonista insignificante passava da un'atmosfera surreale all'altra, dedicando il suo tempo a farsi le commesse del piano, ed a dire cazzate su come va il mondo. Credo intensamente che l'intento della regia spagnola fosse di far ridere. Ed in effetti, tutti sembravano rapiti da questa parte del film, che a me è sembrata invece noiosissima e irreale (non surreale). Le "cadute" citazionali sono numerose: la più forte ad esempio è sulla morte accidentale di Don Antonio appeso alla gruccia (tutti ricorderanno cosa cita, no? :)

Il secondo tempo invece l'ho trovato (io) molto più godibile: le scene di lui che costretto ad "amare" una donna brutta e odiosa passa le sue terrificanti avventure nella casa di lei erano gustosissime. Io perlomeno ridevo di gusto. Però tutti gli spettatori erano tristissimi.

Ecco, ve l'ho detto, che c'è qualcosa che non va nel mio approccio al cinema..

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Chi sono in breve
Mi occupo di processi digitali sui social network, e insegno in percorsi universitari su comunicazione e nuovi media. Sono stato coorganizzatore di TEDxViadellaConciliazione, faccio consulenza e (dal 2019) coaching.
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