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CRONACHE
L’AUTORE DI BEST SELLER «C’ERA UN CAOS CHE ANDAVA SANATO, MA PER LA SANTA SEDE QUESTA E’ UN’OPERAZIONE NEGATIVA»
Messori: il Papa tolga i copyright
«Sbagliato tassare le parole, fa aleggiare l’odore dei soldi attorno ai preti»
22/1/2006
di Marco Tosatti


| CITTÀ DEL VATICANO. Vittorio
Messori, Lei è autore con due Papi di best seller mondiali, “Rapporto
sulla Fede”, e “Varcare la soglia della speranza”. Qual è la sua
impressione sulla decisione vaticana di mettere sotto copyright a
pagamento i testi del magistero della Chiesa? «Per natura,
quando si tratta di notizie religiose sono lontanissimo dalla
demagogia, non ho l’indignazione facile, ma leggendo quanto rivelato da
«La Stampa» sono rimasto, per usare un eufemismo, perplesso. La prima
impressione: la Chiesa è un’organizzazione fondata sulla parola, per
comando di Cristo: andate e predicate. Esiste per annunciare la parola.
Quanto più questa parola circola, tanto più la vocazione della Chiesa è
compiuta. L’idea di mettere una tassa sulla parola...La parola di colui
che è l’interprete principale del Vangelo!».
Che conseguenze avrà questa decisione? «Terrorizzare,
in qualche modo, editori e giornalisti che dovranno chiedersi d’ora in
avanti, se citeranno qualche parola dell’Annunciatore della Parola:
andremo per avvocati, dovrò pagare danni, avrò rogne o problemi? Beh
tutto questo mi lascia perplesso».
Ci sono stati eccessi in passato? «Certo,
c’è stato un grande caos. Ma rivelo per la prima volta come si sono
comportati Joseph Ratzinger per “Rapporto sulla Fede”, e Giovanni Paolo
II per “Varcare la soglia della speranza”. I diritti si sono misurati
in milioni di dollari. Nessuno dei due ha visto materialmente un
dollaro. Ratzinger mise come condizione che la sua parte fosse devoluta
ad opere caritative che assistono i monasteri di clausura. Giovanni
Paolo II invece - e si pensa che le copie abbiano superato i venti
milioni, in 53 lingue - decise che i diritti d’autore finissero in un
fondo speciale per ricostruire i luoghi di culto cattolici, ortodossi e
islamici della Bosnia Erzegovina, in cui in quel momento infuriava la
guerra. Dopo l’accordo di Dayton cominciò l’opera di Wojtyla».
Chi altri ci guadagnò? «Effettivamente
una parte notevole finì a due agenzie internazionali. Si trattava di
gestire operazioni molto complesse. “Varcare la soglia della speranza”
doveva uscire in contemporanea in tutto il mondo, un’operazione
planetaria in più di cinquanta paesi. Se ne occupò un’agenzia di New
York, perché Leonardo Mondadori mi disse che non erano in grado di
gestire un’operazione di questo tipo. Anche nel caso di “Rapporto sulla
Fede” si trattò di un’operazione mondiale, e se ne occupò un’agenzia
spagnola, molto radicata sopra tutto in America Latina. Probabilmente
le quantità di soldi dati alle agenzie sarebbero potute andare alla
Libreria Editrice Vaticana (Lev); queste due agenzie però avevano una
grande esperienza internazionale; mi chiedo, la Lev, sarebbe stata in
grado di gestire operazioni di quell’ampiezza?».
Da un punto di vista di immagine, come giudica questa decisione? «Mi
sembra che sia un’operazione negativa. Ancora una volta fa aleggiare
l’odore dei soldi intorno ai preti. Fa aleggiare questa sorta di cappa,
di ricatto economico per annunciare la parola. Per esempio: prendiamo
l’operazione del Foglio, che pubblica nei suoi paginoni testi e lezioni
di Ratzinger. Ed è un esempio fra i tanti. Allora, in un caso del
genere, è il Vaticano che fa un piacere al giornale, o ai giornali, o
sono i giornali che fanno un piacere al Vaticano? Se lo vediamo come il
luogo del Vicario di Cristo, l’interesse dei giornali laici di mettere
a disposizione dei lettori il messaggio del Papa, non dovrebbe essere
un motivo di fierezza, d’orgoglio per i cattolici? Vogliamo stoppare la
circolazione del messaggio del Papa, che parla Urbi et Orbi, e metterlo
sotto una mannaia economica?».
Per l’uso di qualche
decina di righe di due omelie di Ratzinger in una guida al pontificato
la richiesta è stata: quindicimila euro di acconto e il 15% al netto su
ogni copia. «E’ assurdo, non lo prende neanche l’autore,
il 15 per cento. Sono cifre fuori mercato. Nel caso di autori di best
seller, magari c’è poi un diritto d’autore a salire, se aumentano le
edizioni. Effettivamente c’era a livello di libri un caos che andava
sanato. Mi chiedo però se questa decisione fosse stata presa prima: le
suore di clausura, e la Bosnia Erzegovina, avrebbero avuto quei soldi?
Sono sorpreso, come operazione d’immagine, è disastrosa». |
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